| Inno di Mameli |
| Venerdì 27 Giugno 2008 18:28 |
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IL CANTO DEGLI ITALIANI Poesia di Goffredo MAMELI - Musica di Michele NOVARO Genova 1827 Roma 1849 - Genova 1822 - 1885 FRATELLI D'ITALIA Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta; dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa. Dov'è la vittoria? Le porga la chioma; chè schiava di Roma Iddio la creò. Stringiamoci a coorte! Siam pronti alla morte; L'Italia chiamò. (1) Noi fummo per secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, Perché siam divisi. Raccolgaci un'unica bandiera, una speme: di fonderci insieme Già l'ora suonò Stringiamoci a coorte! Siam pronti alla morte; L'Italia chiamò Uniamoci, amiamoci; l'unione e l'amore rivelano ai popoli Le vie del Signore. Giuriamo far libero il suol natio: uniti, per Dio, chi vincer ci può? Stringiamo a coorte! Siam pronti alla morte; L'Italia chiamò. D'all'Alpe a Sicilia ovunque è Legnano; ogn'uomo di Ferruccio Ha il core, ha la mano; i bimbi d'Italia si chiaman Balilla; il suon d'ogni squilla I Vespri suonò Stringiamoci a coorte! Siam pronti alla morte; L'Italia chiamò. (2) Son giunchi che piegano Le spade vendute; già l'aquila d'Austria le penne ha perdute. Il sangue d'Italia, il sangue polacco bevè col cosacco, ma il cor le bruciò. Stringiamoci a coorte! Siam pronti alla morte; L'Italia chiamò. (3) (1) Le memorie dell'antica Roma erano ai tempi del Mameli un argomento molto vivo nelle scuola. Più che al significato letterale delle parole, bisogna rifarsi allo spirito dell'autore dell'inno, che non si richiamò alla Roma imperiale ma a quella del periodo repubblicano, quando bisognò armarsi soprattutto di coraggio per reagire alle invasioni e alle sconfitte subite per mano di Annibale. Scipio è Publio Cornelio Scipione l'Africano, il condottiero della Seconda guerra punica che nel 202 a.C. sbaragliò i cartaginesi nella battaglia di Zama. (2) La strofa è un invito all'unità d'Italia rievocando quattro momenti gloriosi avvenuti in tempi e luoghi diversi, ma tutti significativi della lotta contro gli oppressori stranieri: la battaglia di Legnano del 1176 in cui la lega Lombarda sconfisse Federico Barbarossa; poi la difesa del 1530 della Repubblica di Firenze assediata dall'imperatore Carlo V (ne fu animatore nella battaglia di Gavinana il Capitano Francesco FERRUCCI, che successivamente fu ucciso, dopo essere già stato ferito, dal rinnegato Maramaldo); poi ancora l'insurrezione di Genova contro gli austriaci ( 1746 ) in cui emerse la figura quasi leggendaria del giovanissimo tessitore Giovanni Battista PERASSO, soprannominato Balilla; infine l'insurrezione antifrancese di Palermo del 30. Marzo 1282 ( Vespri siciliani 9 in cui le campane chiamarono il popolo alla lotta. (3) In questa strofa Mameli si riferisce al declino dell'Austria, che fra l'altro si serviva largamente di truppe prezzolate ( le spade vendute ),ricordando le angherie commesse sia contro gli italiani che contro i polacchi che idealmente affratellati lottavano per la loro indipendenza. In tali repressioni l'Austria ( simboleggiata dall'aquila asburgica ) si trovò alleata con la Russia ( "il cosacco" dice mameli ). Ma il sangue dei popoli oppressi si trasformò in veleno per le insurrezioni e sommosse con cui reagirono le vittime.
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